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Trieste città confinante con l’aspromonte carsico e l’ orientale Alto mare Adriatico, gode più che mai dei profumi
del mare soprattutto quando soffia il vento di bora, freddo e secco proveniente da Est-Nord-Est,
in alcune parti il vento soffia a raffiche e raggiunge i 180 km/h, la città si affaccia sul Golfo di cui porta il nome.
L’antica Tergeste fin dall’antichità, fu un importante centro di scambio commerciale, entrò a far parte della X Regio
Veneta et Istria nel 56 a. C., mentre sotto Cesare fu elevata a Colonia romana, nel 39 a. C. su richiesta del Console
Ottaviano fu cinta di mura, delle quali rimane solo la porta Meridionale chiamata oggi Arco di Riccardo.
Sotto l’impero Traiano fino alla caduta dell’Impero, Trieste ebbe un periodo di prosperità, sotto il Cristianesimo ebbe
diversi martiri, fra i quali Giusto, che divenne Patrono della città, fu poi assoggettata dai Goti, Visigoti e Longobardi,
Bizantini e Franchi, solo nel X sec. Lotario la trasformò in feudo vescovile. La città nel XII e XIII sec. divenne
“Libero Comune” e riscattò la sua libertà.
Subì, nel 1368, saccheggi e assedi, fu sottomessa alla Repubblica Veneta e non ricevendo mai aiuti dai Signori Italici,
chiese aiuto a Leopoldo III d’Asburgo, segnando così il proprio destino politico per oltre cinquecento anni.

Nel 1719 Carlo VI dichiarò Trieste porto franco, ne seguirono benessere economico e culturale, che svilupparono
ancor più sotto Maria Teresa d’Austria, richiamando da tutta l’Europa mercanti e imprenditori.
Dopo l’invasione francese, Trieste ritornò agli Asburgo, che potenziarono il porto, le industrie e le società di navigazione.
Il 5 Novembre del 1918 dopo la Prima Guerra Mondiale, Trieste passò all’Italia e nel 1943 con la Venezia Giulia fu costituita
provincia a sé ma amministrata da governo tedesco.
Seguirono giorni tristi con l’occupazione delle truppe Titine, passò quindi sotto gli alleati e solo nel 1954 il 26 Ottobre tornò a essere Italiana.
A Trieste si respira un’aria speciale, si affaccia sul Golfo che porta lo stesso nome.
Il clima è tipicamente mediterraneo e la temperatura invernale subisce l’influsso del vento.
I grandi Letterati come: Italo Svevo, Umberto Seba, James Joyce, l’avevano definita una città Mitteleuropea e la più blu,
poiché non solo Trieste abbraccia il mare, ma lo accoglie in casa a cominciare dalla piazza dell’Unità, una fra le più suggestive
e ampie al mondo.
A Trieste armoniosamente antichi monumenti romani convivono con palazzi del periodo neoclassicista, barocco, liberty,
edifici di stampo primo Settecento e Asburgico.
Qui il turista, da qualsiasi località provenga, può trovare un incrocio di religioni e da secoli trovano ospitalità:
la chiesa greco-ortodossa e quella serbo-ortodossa, la sinagoga, la chiesa evangelica luterana e quella elvetica, la più antica della città.
Dal 1964 Trieste è diventata un polo scientifico di altissimo livello internazionale.
Bellissimi caffè, riportano ad uno storico passato, alle antiche prime Botteghe aperte nella seconda metà del Settecento,
l’esempio da seguire era Venezia, i molti localini allora alla moda, avevano comunque un'inconfondibile impronta viennese
sia negli arredi che nei servizi offerti.
Per la prima volta nel 1768 a Benedetto Capano nella ex contrada Bottani, ora via San Nicolò, venne concessa l’esclusiva
della vendita di acque fredde e calde, caffè, the, cioccolata, limonate, sorbetti e acque sciroppata.
In breve tempo i caffè assunsero uno spirito cosmopolita ma con carattere diverso: spiccatamente politici,
quelli dedicati agli ufficiali, ai funzionari austriaci, agli uomini d’affari e sempre più aumentavano quelli dei letterati.
La cucina non è solamente tipicamente italiana, ma ha un gusto tedesco e slavo, qui si possono gustare le tipiche osmizze
dove si bevono il Terrano e la Vitovska, i dolci tipici slavi o germanici, passando poi alle zuppe, come la jota senza dimenticare
i sapori di mare, una cucina tutta da scoprire, un’occasione per popolare la riviera e gli stabilimenti balneari,
per prendere il sole e fare una semplice passeggiata tutto l’anno, ammirare la costiera delle bianche falesie,
con le sue piccole baie e i sentieri intrisi di profumi.
Tra i tanti monumenti da non perdere, si deve segnalare: il castello di Miramare e Duino che si affacciano direttamente sul mare.
Il Castello di Miramare è un edificio costruito su un promontorio sulla riva, tra 1856 e il1860 su volere dell’Arciduca Massimiliano
d’Ausburgo, fratello di Francesco Giuseppe che con la moglie Carlotta del Belgio, divenne poi imperatore del Messico.
L’arredamento interno e le decorazioni sono originali dell’epoca. Il grande parco si estende su 22 ettari con numerose essenze
botaniche di origine tropicale. Il Parco offre al pubblico la possibilità di passeggiare in vialetti decorati da sculture.
Inoltre da non perdere le scuderie, le antiche serre e il castelletto.
Da visitare internamente gli appartamenti di Massimiliano e Carlotta, la sala didattica con la storia della costruzione
del castello e del parco, inoltre l’appartamento ristrutturato nel 1930 e abitato dal Duca Amedeo d’Aosta,
la sala d’ascolto della musica di Carlotta, la serie dei quadri che raccontano la storia del Castello di Miramare
e la sala del trono riportata ai suoi antichi splendori.

Tanti sono i monumenti a Trieste da visitare come:
La spettacolare Piazza Unità d’Italia una delle più grandi d’Europa.
Piazza della Cattedrale sul colle San Giusto e il Monumento dei Caduti.
Nel promontorio Carsico le Grotte Giganti sono la cavità più grande del mondo,
inserito nel Guinnes dei Primati dal 1995, e facente parte della frazione del Comune di Sgonico.
La grotta è composta da una grande sala, da qui si accede a due grandi gallerie, ultimi restii
un grosso sistema carsico sotterraneo.
Varie gallerie, non aperte alla visita del pubblico, si dipartono dagli ambienti principali,
mentre la "Sala dell'Altare", ampia cavernosità posta all'estremità della caverna principale,
costituisce ora punto di sosta durante la visita. L'ingresso cosiddetto "Alto" immette in una galleria,
già abitata dalla preistoria sino al periodo romano, che sbocca quasi sulla volta della grande caverna;
da qui nel lontano 1840 è stata effettuata da Antonio Federico Lindner la prima esplorazione,
allora finalizzata alla ricerca del Timavo sotterraneo.
Nel 1890 Grotta Gigante venne trovato il secondo ingresso (attualmente nel Museo di Speleologia).
Nel 1908 dopo 4 anni di lavori, la cavità fu illuminata da 4000 candele e fu inaugurata davanti
ad un pubblico affascinato ed autorità, mentre sul fondo una banda suonava brani del “Sigfrido” di Wagner.
Dalla Prima Guerra Mondiale a tutt’oggi appartiene alla Società delle Giulie e solo nel 1957 realizzò un impianto elettrico.
Una serie di gradini di robusta pietra del Carso conduce in una breve galleria discendente, sino ad una porta oltrepassata
la quale si giunge ad un primo belvedere da cui parte "la Grande Scalinata"; sul davanti si intravede uno scorcio della grande sala,
caratterizzata, sulla sinistra, dai pendoli geodetici fissati alla volta della caverna (i più alti del mondo).
A destra, in alto, una tozza colonna divide in due un ambiente i cui contorni sfumano nel buio: si tratta del
secondo ingresso della grotta, quello da cui nel 1890 sono scesi gli speleologi che hanno effettuato i primi rilevamenti.
Alla base della "Grande scalinata" la discesa prosegue più dolce mentre il visitatore entra nella grande caverna
(alta metri 107, lunga 280 e larga 65), in cui - come mostrano le vechie cartoline - potrebbe starci comodamente la Basilica di San Pietro.
Tipiche di questa parte della cavità sono le stalagmiti a forma di palma, la più grande delle quali è la colonna Ruggiero
(dal nome di uno dei speleologi del Club Touristi Triestini), alta ben 12 metri.
Dal 1996 il giro della caverna prosegue per un nuovo sentiero - il sentiero "Carlo Finocchiaro", (dal nome del grande speleologo) che,
toccata la "Sala dell'Altare", sale lungo una cengia. Al suo termine alcune rampe di scale portano al "Belvedere", nuovo punto panoramico
da cui lo sguardo domina dall'alto il mare di stalagmiti che movimenta il fondo della caverna.
Quindi il giro prosegue lungo una galleria artificiale che porta all'ultimo punto panoramico, un belvedere presso cui sono
ancorati i pendoli geodetici: sotto la balaustra ci sono cento metri di vuoto.
Da poco il percorso è stato ulteriormente arricchito con uno scheletro originale di Ursus spelaeus,
il più grande mammifero che frequentava le grotte. Ancora un paio di rampe e si è all'esterno, una forra, che è quanto
rimane di un tratto di grotta il cui soffitto è stato abraso millenni orsono, ospita una raccolta della vegetazione peculiare
degli ingressi delle voragini del Carso.
Proseguendo nell’esplorazione dei dintornim troviamo il Castello di Duino, posto sulla strada che collega Trieste con Monfalcone.
La sua storia è legata ai due castelli “Castello nuovo e Castello vecchio” e che mostrarono che gli insediamenti ci furono fin dall’età del rame.
Il piccolo centro storico è legato attorno al castello ed è un punto di arrivo del sentiero Rilke.
Seguendo le orme di Trieste, Duino si è sviluppata verso il mare: Duino mare, dove c’è un porticciolo e uno stabilimento balneare.
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