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Trani co-capoluogo della Provincia Barletta-Andria-Trani, è nota “Città d’Arteb>” per le bellezze artistiche ed architettoniche che ricordano un glorioso passato.

.La presenza della roccia ha permesso l’attività estrattiva di pietra della quale è il più vasto giacimento della regione e lo sviluppo di colture tradizionali: vigneti e oliveti.
Situata al centro della costa pugliese è in un punto ideale per gli spostamenti in tutta la regione.

Il clima è quello tipico mediterraneo.
Secondo la leggenda il nome della città è legato alla mitologia greca, il figlio di Diomede Tirreno fondò la città.
Anticamente fu indicata sotto il nome di Turenum nella Tavola Peutingeriana copia di un vecchio stradario romano.
Il periodo bizantino iniziò in tutta la Puglia dopo la caduta dell’impero Romano, alternato dalla dominazione longobarda e dalle minacce continue dei Saraceni provenienti dal mare. Il Medioevo fu il periodo d’oro della città.

Nel 1099, data che corrisponde alla prima Crociata, si iniziò la costruzione della Cattedrale, in onore del santo patrono San Nicola pellegrino, un giovane greco in viaggio verso Roma che morì a Trani dopo diversi giorni di malattia e canonizzato subito dopo su richiesta del popolo.

Trani fu sempre di grande importanza per il porto, punto di partenza e di ritorno da diverse crociate

La città di Trani

e appartenne all’impero bizantino fino al XII secolo quando cadde sotto la dominazione normanna e successivamente al regno di Federico II di Svevia. In questo periodo storico l’imperatore Federico II fortificò la città con la costruzione del castello nell’anno 1233.

La città ricevette da Federico II privilegi amministrativi e divenne la dimora preferita da Manfredi, figlio prediletto dell’imperatore che sposò Elena Ducas, figlia del despota d’Epiro Michele II.
L’insediamento ebreo contribuì alla prosperità, furono costruite quattro Sinagoghe,

Sacra  Regia Udienza

il porto divenne nell’Italia meridionale uno dei maggiori porti per il commercio, il più fiorente nell’Adriatico dopo Venezia.
Cacciati gli ebrei dagli Angioini e poi dagli Aragonesi, Trani attraversò un periodo di crisi.
Si sviluppò il campo giuridico con la “Sacra Regia Udienza”, il centro da marinaro e commerciale diventò centro principale, amministrativo e culturale della terra di Bari. La Sacra Udienza si insediò nel Castello Svevo divenendo la residenza di molti nomi illustri: avvocati, funzionari e magistrati, i quali vi si stabilirono portandosi dietro anche la famiglia:
i Festa, i Manfredi, i Beltrani. Tali famiglie arricchirono la città di tesori d'arte, preziose biblioteche e sontuosi palazzi, la cultura fiorì.

Trani ritrovò il suo splendore sotto la dominazione dei Borboni, tuttavia Gioacchino Murat tolse lo stato di Capoluogo ricevuto nell’era Napoleonica per darlo a Bari.
Nel 1799 alcune famiglie fedeli alla famiglia Borbonica furono uccise da truppe francesi della rivoluzione, dopodiché la città passò alla Repubblica Napoletana.

Trani fino al 1923 mantenne comunque, il suo primato di grande centro culturale e politico.
Trani, città d'arte, oltre al castello e alla cattedrale è ricca di chiese e monasteri, palazzi e piazze storiche, strutture difensive di architettura sveva, porto turistico di antichissima origine, questo vasto patrimonio è dovuto alla sua millenaria storia.

Fra i monumenti e luoghi da non perdere:
La Cattedrale Romanica (conosciuta anche come Duomo di Trani e, talvolta, come Cattedrale di San Nicola pellegrino), è la costruzione più prestigiosa dedicata alla Madonna Assunta, di architettura romanica costruita con materiale di tufo calcareo, pietra tranese di colore roseo chiarissimo quasi bianco tipico della zona estratto dalle cave della città. La chiesa, sede della Arcidiocesi Trani-Barletta-Bisceglie, si distingue per il suo vistoso transetto e per l'uso dell'arco a sesto acuto nel passaggio situato sotto il campanile, fenomeno non molto diffuso nell'architettura romanica.

Tramite la doppia rampa si accede ad un ballatoio situato davanti alla facciata, dove al centro di un'arcata cieca si trova un portale romanico accuratamente ornato. Il suo stile tradisce l'influenza architettonica araba.
La porta centrale di bronzo è opera di Barisano da Trani e fu compiuta nel 1175.

Tre finestre ed un piccolo rosone sulla navata centrale decorano la facciata, queste aperture sono ornate da figure zoomorfe.
Come suggerisce la forma della facciata, la chiesa segue lo schema architettonico della basilica a tre navate. Inoltre, il fatto che l'entrata sia rialzata suggerisce l'idea della presenza di una cripta di una certa importanza, fa notare una doppia chiesa.
Dalla parte posteriore, l'edificio è invece delimitato da un massiccio transetto rivolto verso il mare e dotato di tre absidi questa parte è decorata da un'arcata cieca in stile romanico. Al di sopra di questa, le facciate laterali sono decorate da due bifore e da un rosone ciascuna.

L'elegante torre campanaria accanto alla facciata fu eretta soltanto in seguito, essenzialmente tra il 1230 ed il 1239.
Sotto il campanile, un ampio arco a sesto; all'epoca fu necessario praticare un'apertura di passaggio sotto il campanile, lo scopo era quello di garantire la circolazione nella zona della piazza antistante l'edificio, che era molto diversa da oggi.
Si tratta di una scelta architettonica piuttosto ardita; la torre alta 59 m finì del resto per diventare pericolante e dovette essere riedificata su base rifatta a partire dal 1952.

Il castello svevo di Trani fu edificato nella città nel 1233 sotto il regno di Federico II. Le fortificazioni davanti e intorno al castello furono completate nel 1249, su progetto di Filippo Cinardo, conte di Acquaviva e Conversano.

Il castello era stato edificato su un banco roccioso situato al centro della rada di Trani, in una zona di basso fondale, che lo proteggeva da eventuali assalti dal mare. Nello stesso sito era sorta in precedenza una modesta torre del X-XI secolo, i cui resti sono stati rinvenuti sotto l'ingresso dell'attuale castello.

In questa prima fase era di forma quadrangolare, con torri quadrate agli angoli e cortile centrale. Sui tre lati verso terra vene aggiunto il muro di cinta esterno, in origine percorso da un camminamento, che creava tre ristretti cortili esterni. Un fossato, forse di origine naturale, separava il castello dalla terraferma.

Ad una torre del castello Federico II fece impiccare Pietro Tiepolo, podestà di Milano, preso prigioniero nella battaglia di Cortenova, del 1237, figlio del doge di Venezia Jacopo Tiepolo. Qui il figlio Manfredi sposòla seconda moglie Elena Ducas.
Sotto il periodo angioino furono apportate delle modifiche, si sposarono qui Carlo I d’Angiò e Margherita di Borgogna e nel 1271 il secondogenito di Carlo con Isabella de Villehardouin, principessa d’Acaia.

Il Castello fu assegnato dal re di Napoli Carlo III al capitano di ventura Alberico di Barbiano.
Con Carlo V sotto il dominio spagnolo, nel 1533, furono apportate trasformazioni, per adeguarlo alle nuove esigenze difensive con la scoperta della polvere da sparo. Verso la terraferma da due delle torri angolari: quadrangolare a nord-est e "a punta di lancia" a sud-ovest. Furono costruiti due bastioni.

Nel periodo tra il 1586 e il 1677 fu sede del tribunale regio per la provincia della Terra di Bari "Sacra regia udienza”.
Dal 1832 fu trasformato in carcere centrale provinciale, mantenne questa funzione fino al 1974 e nel 1976 venne consegnato alla Soprintendenza ai beni ambientali e artistici della Puglia. Venne successivamente sottoposto a lavori di restauri a partire dal 1979 ed è stato aperto al pubblico dal 1998.



La villa comunale e fortino

Si estende su un terrazzo delle antiche mura di un bastione difensivo sulla costa; abbellita da palme, lecci e pini, aiuole, fontanelle e un miniacquario. Nel viale centrale vi è il Monumento ai Caduti, del 1923 dal tranese Antonio Bassi, e uno chalet del XIX sec. sede di mostre e iniziative culturali a cura di artisti locali; nei viali di destra sono raccolte sei colonne miliari dell'antica via Traiana, provenienti dal tratto Ruvo-Canosa. All'estremità sinistra del giardino si accede all'antico fortilizio destinato alla protezione dell'estrema punta orientale del porto: si tratta del fortino di S. Antonio, che incorpora l'omonima antica chiesa. Da esso si può ammirare tutta l'insenatura su cui si affaccia la città antica, e si distinguono con chiarezza la cattedrale, le tre absidi della chiesa di Ognissanti e la parte retrostante della chiesa di santa Teresa e la torre dell'orologio, è considerato dai suoi abitanti uno dei posti più belli e suggestivi della città.

La vista dalla villa

Gli ordinamenta maris

Nel 1063 furono stilati per ordine di Pietro di Trani, conte della città dell’epoca, gli Ordinamenta Maris, che sono tuttora considerati tra i più antichi codici marini. Sono racchiuse in questo codice tutte le norme che regolavano la navigazione, dal trattamento economico dei marinai, ai ritrovamenti in mare, una sorta di contratto sindacale, esso è alla base del diritto marittimo italiano e denota il grande sviluppo e la maturità economica raggiunta dalla città in quel periodo. Alcune famiglie originarie delle Repubbliche Marinare arrivarono a stabilirsi in città, che diventava centro noto a livello internazionale. D’altro canto l’importanza di Trani è riscontrabile dalla presenza di un console veneziano sin dal XII sec. e da quelli di altri consolati come Inghilterra, Olanda, e diversi paesi al nord delle Alpi, le cui sedi erano situate (come ancor oggi si può notare), nei caseggiati di fronte alla Cattedrale.

Palazzo Valenzano

Fatto costruire da Andrea Valenzano da Rutigliano (BA) nel 1762. Fu sede della Sacra Regia Udienza con annesso carcere detto "il centrale" dal 1790 al 1812. Sede degli archivi: la Sezione dell'Archivio di Stato e l'archivio Notarile Distrettuale. Detti archivi conservano rispettivamente gli atti degli Uffici Giudiziari dal 1809 in poi e gli atti notarili dei Comuni appartenenti alla Circoscrizione del Tribunale di Trani dal 1498 in poi. Monastero di Colonna

La chiesa di S. Maria di Colonna, situata sulla penisoletta di Capo Colonna,è a poco più di un miglio dal centro della città, un tempo fuori dall'abitato urbano, ma adesso compresa al centro di una florida zona turistico-residenziale. Fu fondata, insieme all'attiguo monastero benedettino, tra la fine del sec XI e l'inizio del XII, dal nobile tranese Goffredo Siniscalco.
La Facciata principale si avvale di elementi decorativi tipici dell'architettura romanica: il rosone, un arco lavorato e sostenuto da agili colonnine, un architrave di finissima fattura (proveniente da un monumento pagano) e unaa serie di archetti pensili della cuspide.

Nella Chiesa si conserva il Crocifisso ligneo del XV secolo, oltraggiato dai corsari saraceni e un prezioso altare donato dal Gran Duca di Toscana, in cambio delle reliquie di Santo Stefano, che qui si veneravano fino al 1684. Attualmente il Monastero è utilizzato per iniziative culturali, concerti di musica Jazz e Classica all'interno dello splendido chiostro o nel cortile esterno. Notevole è la veduta panoramica di cui si può fruire, salendo al pieno superiore, dal quale è possibile osservare la costa antistante il lungomare, sino alla villa comunale con la cattedrale sullo sfondo.

Palazzo Palumbo

Costruito nel 1755 da Gerolamo Palumbo,sorge tra l'omonima Piazza Quercia e via S.Giorgio, testimonia la prosperità economica di Trani in quel periodo. Bell'esemplare dell'architettura civile del '700, si distingue per la sobrietà dell'ornamentazione, la sapiente utilizzazione degli spazi, che insieme agli arredamenti, stucchi e ritratti ne fa uno dei più insigni palazzi di Trani. Tra gli illustri ospiti che vi soggiornarono, va ricordato il generale francese Broussier (1799), il re Giuseppe Bonaparte (1808), Gioacchino Murat (1813), all'inizio del novecento, vi abitò il Cav. Alberto Rossi dè Baroni di capranica, regio sostituto avvocato erariale.



Palazzo Antonacci Telesio

Edificato nel 1761 dalla famiglia Antonacci, (dimostrato dalla data incisa sullo stemma di famiglia posto all’ingresso della facciata principale rivolta verso il mare nella odierna Piazza Quercia sul porto turistico), ha subito un ampliamento sul lato est dopo la demolizione delle mura federiciane; Al suo interno è ospitato il museo delle carrozze. Vi é una raccolta, su una vasta superficie, di 33 carrozze: da mattino, da sera, da dama, da caccia oltre a divise di cocchieri e finimenti per cavalli.
L’importanza di questa collezione sta a dimostrare l’abilità artigianale dell’epoca e racconta la storia di una intera classe sociale e di tutti coloro che per essa operavano.

Palazzo Caccetta

Il Palazzo fu fatto edificare da Simone Caccetta nel 1456 (XV sec.), mercante tranese, è da ritenersi una delle opere più interessanti dell'architettura del rinascimento. Facciata principale del monumento, in stile tardogotico, nella quale oltre al portale ad arco gotico a raggiera sono presenti, elementi architettonici di stili diversi, vedasi la bellissima trifora in corrispondenza del portone principale d'ingresso. Di proprietà del comune, ha ospitato i governatori veneti fino al 1509, diventò convento dei monaci Teresiniani nel 1642 e Seminario nel settecento, attualmente è una delle sedi staccate del Palazzo di Giustizia.

Alla Tradizione e Folklore appartengono:

La festa patronale in onore di san Nicola Pellegrino,

molto sentita dalla devozione tranese, si svolge negli ultimi giorni di luglio e i primi di agosto ed attira anche una molteplicità di persone dalle zone limitrofe oltre che turisti anche stranieri. Oltre alle processioni e alle iniziative culturali e religiose che durano per giorni, si organizzano gare e spettacoli pirotecnici, giri bandistici per le via della città e concerti.
Il momento principale della festa è l'ultima domenica di luglio o la prima di agosto, quando vengono portate in processione per le vie della città il busto d'argento e le reliquie del santo.



Nella zona a sud invece è possibile divertirsi nel Luna Park allestito nella periferia della città: Lungomare Sen.Francesco P. Mongelli - Zona Colonna.

Festa patronale della Croce di colonna

Il 3 maggio si festeggia il SS. Crocifisso di Colonna che ha origini antichissime in cui storia e leggenda si confondono.
Si narra difatti che il 13 maggio del 1480 fu rubato dalla chiesa di Santa Maria di Colonna dai pirati un Crocifisso ligneo che fù mutilato al naso di Cristo e prese a sanguinare e gettato in mare, così da quel lontano anno l'evento è ricordato ancora.
La festa del S S. Crocifisso da vita ad una processione di barche che partendo dalla penisola di Colonna con il Crocifisso a bordo di uno dei pescherecci della locale marina, si porta sino al porto dove è impartita la benedizione solenne alle acque tra fuochi pirotecnici e suono di campane, dopo di che la Sacra Immagine viene sbarcata sulla terraferma ed è effettuata la solenne processione con suon di banda musicale.
Settimana Santa

Un periodo particolare suggestivo della Tradizione Tranese sono: i Sepolcri del Giovedì Santo, ossia la solenne esposizione dell'Ostia consacrata, pratica liturgica comune alla Cattolicità che prende il nome di Sepolcro.
A Trani le varie chiese e le varie confraternite si impegnano ogni anno preparando dei Sepolcri suggestivi che portano i cittadini tranesi a riversarsi nelle vie e ad andare di chiesa in chiesa. La tradizione vuole che bisogna visitarne almeno sette.

Una delle tradizioni più suggestive però che la città vanti è la processione dell'Addolorata che si svolge nelle primissime ore del mattino del Venerdì Santo.
La processione percorre quasi tutte le vie della città, passando per i Sepolcri delle chiese seguita da una numerosa folla di devoti e non.
L'uscita della "Madonna di notte", come chiamano semplicemente i Tranesi, è fissata alle tre del mattino dalla chiesa di Santa Teresa, che è la stessa dove si venera la statua che viene portata processionalmente. Un'altra processione della settimana Santa è la Processione dei Misteri che si svolge nella sera del Venerdì Santo, una processione di ben quindici immagini sacre che parte dalla Cattedrale e si snoda per le vie più antiche di Trani alla quale partecipano tutte le confraternite cittadine.

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