Vacanze in Riviera Adriatica
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Rimini in latino Ariminum, capoluogo dell’omonima provincia istituita nel 1992,
è una città dell’Italia settentrionale posta sul litorale Adriatico. La sua attività
turistica iniziò nel XIX sec. e con Riccione e Cattolica diventò ben presto la meta più
importante del turismo balneare italiano e di quello Europeo, tanto da guadagnarsi
l’appellativo di “Ostenda dell’Adriatico”.
Rimini posizionata in una zona pianeggiante sulla costa Adriatica nella parte sud-orientale della
regione Emilia e Romagna, è bagnata da due fiumi: l'Ausa e il Marecchia, da quest’ultimo prende
il nome una parte della provincia la Valmarecchia; mentre l'altra parte è detta Valconca, dal nome
di un altro corso d'acqua.
Il corso del Marecchia fu deviato per eliminare le periodiche innondazioni, in epoca recente,
dietro progetto dell'architetto Rutelli, padre del Rutelli politico.
Attraverso il Passo di Viamaggio, nell’entroterra, da Rimini si comunica con il versante
Tirrenico dell’Appennino arrivando facilmente a Sansepolcro. La parte terminale del fiume,
nel passato, era paludosa, fu poi interamente bonificata, oggi è stato creato un vasto
parco verde attraversato da piste ciclabili, dotato di aree ricreative per bambini e con
un lago artificiale che incornicia il Ponte di Tiberio, mentre la foce è stata mantenuta allargata,
anche se sotto forma di canale "cieco" lungo circa 500 m, per far continuare a vivere il Porto Canale della città.
La Superstrada, costruita con i fondi Statunitensi dopo la Seconda Guerra Mondiale,
collega sul tracciato della vecchia via Consolare, che attraversa il territorio Comunale di Coriano,
Rimini all’antica Repubblica di San Marino.
La prima località che s’incontra è Dogana, che segna
il confine con lo Stato Italiano.

La costa si presenta come una larghissima spiaggia, le cui acque sono molto basse e quindi
particolarmente adatte alla balneazione; il clima temperato sente l’influenza del mare e
degli Appennini alle spalle, non si hanno sbalzi di temperatura e durante l’estate la brezza
marina rende più sopportabili le giornate di Garbino (Libeccio), aria calda proveniente dall’entroterra,
che fa alzare la temperatura superando spesso i 30°. La Bora è la causa del gelido vento
che soffia sulla città.
I primi insediamenti si ebbero fra la costa e il colle Covignano nell’era del paleolitico sviluppandosi
Rimini diventò un’importante città dell’Impero Romano.
Le genti etrusche villanoviane si stanziarono nella zona di Verucchio. facendone il loro caposaldo,
di qui Rimini entrò a far parte del mondo etrusco, a cui seguì probabilmente un dominio umbro ed in seguito
celtico e un contatto col mondo Egeo trasformandola in una città emporio, se ne hanno
testimonianza da ritrovati frammenti di ceramica greca.
All'arrivo dei Celti seguì un'occupazione dei Galli Senoni, i quali continuarono la loro marcia verso sud,
occupando gran parte delle Marche ed arrivando poi ad occupare, seppur per breve tempo, Roma.
Con i Celti la città di Rimini divenne, insieme a, uno dei maggiori porti dell’Adriatico mettendo fine alla città di Spina.
Nel 268 a. C., alla foce del fiume Ariminus (oggi Marecchia), dove appunto erano avvenuti gli insediamenti in
precedenza dagli Etruschi, Umbri, Greci, Sanniti e Galli, i Romani "fondarono" la colonia di Ariminum.
Geograficamente la posizione fece di Rimini un avamposto non solo contro l’invasione Gallica,
ma anche per le conquiste verso la Pianura Padana, divenne ben presto. un'importante rotta di
comunicazione tra il Nord e il Centro Italia, poiché vi transitavano, anzi vi partivano, ben tre delle più importanti vie Romane:
la Via Flaminia (220 a.C.), che partiva da Roma, la capitale dell'Impero, e arrivava direttamente ad Ariminum
la Via Emilia (187 a. C.), che partiva da Ariminum e arrivava a Placentia (l'odierna Piacenza).
La via Popilia-Annia (132 a. C.), altro proseguimento della via Flaminia, verso Nord-Est: partiva da Ariminum
passando per Rabenna (Ravenna), Atria (Adria), Patavium (Padova), Altinum, Aquileia, Tergeste (Trieste).
Il porto contribuì a rendere Rimini importante anche per il traffico di merci.
La città venne coinvolta anche in diverse guerre civili, ma rimase sempre fedele al popolo romano,
in particolare a Mario e a Giulio Cesare. Il Rubicone, (oggi si pensa che il punto fosse vicino
al Pisciatello nelle vicinanze di Savignano sul Rubicone, altri ritengono fosse l'attuale Marecchia,
in un letto parzialmente diverso). segnava l'inizio del territorio urbano di Roma, il Pomerium,
e quindi dopo averlo attraversato Giulio Cesare pronunciò la sua leggendaria frase «Alea iacta est»
(il dado è tratto) alle legioni, nel Foro di Rimini, chiamata fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale
piazza Giulio Cesare e poi intitolata ai .Tre Giovani condannati dai Tedeschi per impiccagione dopo
un attentato partigiano.
Rimini durante il dominio Romano, specialmente sotto gli imperatori: Augusto e Adriano, attraversò
un periodo di splendore con prestigiose costruzioni, come il Ponte di Tiberio (ancora oggi utilizzato
dalle automobili e chiamato anche "ponte del diavolo" per via di due buchi che la superstizione vuole
fossero l'impronta di una cornata di Lucifero), l'Arco di Augusto, il teatro e l'anfiteatro.
L'opera che dovette però rappresentare meglio la città era probabilmente il suo porto, del quale oggi
non rimane traccia, ma che si è riconosciuto essere stato nei pressi della odierna stazione ferroviaria
e costituito in pietra bianca, probabilmente d'Istria, come quella dell'Arco d'Augusto e del Ponte Tiberio.
Nella costruzione del Tempio Malatestiano, furono utilizzate le pietre dell’antico porto romano.
I fasti di questo periodo sono comunque visibili nel museo della città, nella sezione archeologica.
Altro ritrovamento d'interesse, posto vicino al museo stesso, è la famosa domus del chirurgo, una casa
del III secolo d.C., appartenuta a un ricco chirurgo romano. La sua importanza risiede nella grande quantità
non solo di mosaici ritrovati, ma soprattutto di un importante numero di strumenti chirurgici, oggi visibili
nella sezione archeologica del museo. Nel 359, durante la crisi dell'Impero Romano, causata da invasioni e guerre interne,
la nascente comunità Cristiana tenne un importante Concilio a Rimini.

La guerra greco-gotica, coinvolse Rimini, che si spopolò sia per l’abbandono che per le morti che seguirono le invasioni.
Nel 538 d.C. venne assediata dalle truppe del goto Vitige, ma venne liberata dal generale bizantino Narsete, poi, venne
assediata nel 552 d.C. dai bizantini in seguito all'occupazione gotica del 549 d.C.. Questo assedio portò alla distruzione
della prima arcata del Ponte di Tiberio perpetrata dal goto Usdrilla.
Con l'avvento della metà del VI d.C. Rimini conobbe finalmente un periodo di tranquillità sotto la tutela dell'Impero bizantino
e divenne una città importante, facendoparte della Pentapoli marittima. Nonostante le incursioni longobarde, i bizantini riuscirono
a conservare la città e tutto il territorio di Ravenna, fin quasi a Bologna. Questa distinzione portò alla suddivisione in Longobardia,
(da qui il nome Lombardia) e Romània (l'odierno nome Romagna), in quanto i bizantini erano riconosciuti come gli eredi dei romani.
Durante l’alto medievale, avvenne uno spopolamento della città, abbandonata fu anche la zona tra l'Arco d'Augusto e il Foro, che,
benché fosse all’interno delle mura della città, fu destinata ai campi.
Nel corso del XII secolo Rimini si trasformò in Comune, sviluppandosi gli ordini religiosi nel XIII secolo, vennero edificati numerosi conventi e chiese. Conseguentemente arrivarono in città anche illustri artisti per progettare e decorare questi edifici. Il grande pittore Giotto fu l'ispiratore della scuola
pittorica riminese del quattordicesimo secolo. Dell'insigne pittore, ci rimane un crocifisso e parte di un affresco conservata nella Chiesa di Sant'Agostino.
Un semplice abside sfuggente è quello che rimane della Chiesa di San Michelino in Foro, un affresco ritrovato recentemente la collega
al mondo dei Templari e alle loro antiche leggende.
Intorno alla Piazza del Comune (l'attuale piazza Cavour) si trovano: il Palazzo dell'Arengo e il Palazzo del Podestà.
In epoca comunale infatti, il centro del potere a Rimini venne spostato in questa zona, mentre l'antico Foro, venne
utilizzato per il mercato e, successivamente, per le giostre.
Il nuovo porto, già presente a fianco del vecchio dall' XI secolo dovette inizialmente subire la furia del fiume Marecchia,
che periodicamente allagava la città, creando così disagio anche ai pescatori. Lo spostamento del porto verso la foce del fiume,
sancì la nascita di un nuovo borgo a ridosso di esso. Il Borgo San Giuliano, lo stesso che diede i natali al grande regista riminese Federico Fellini.
I disordini interni furono causati dai Patarini, dichiarati eretici dalla Chiesa, questi presero il nome dal Rione Cataro, che si estendeva nella zona dei
campi entro le mura della città.
Con la guerra fra Guelfi e Ghibellini, inizialmente Rimini parteggiò guidata dalla famiglia Parcitadi per i ghibellini, poi passò ai guelfi
con l’arrivo dei Malatesti da Verucchio il cui capostipite venne ricordato da Dante nella Divina Commedia: Il Mastin Vecchio.
Dal 1295 Rimini, divenne una signoria, che allargò i propri domini andando oltre a quelli della Romagna, si allargò nell’entroterra
appenninico conquistando Sansepolcro (1370-1430), Sestino e Citerna.
Il Forlivese Jacopo Allegretti fondò a Rimini nel XIV sec. la Prima Accademia letteraria d’Italia.
Uno dei monumenti più celebri della città romagnola è il Tempio Malatestiano, così chiamato per la mancanza di simboli cristiani,
progettato da Leon Battista Alberi intorno al 1450 per volere di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini durante il XV secolo.
La Chiesa di San Francesco, venne completamente ricoperta dalla nuova facciata progettata da Leon Battista Alberti.
Il nuovo impianto non seguì totalmente le indicazioni dell'artista, vi sono infatti alcune modifiche dovute a motivi strutturali.
Il vero progetto del genovese, è visibile sulle medaglie bronzee di Matteo dè Pasti il quale era pure il capo cantiere a Rimini.
Gli interni del Tempio vennero affidati a maestranze toscane, come le sculture di Agostino di Duccio e le pitture di Piero della Francesca.
Il Castel Sismondo, il castello-reggia di Sigismondo Pandolfo Malatesta, fu iniziato nel 1437 e terminto nel 1446.

Il suo impianto venne pensato per meglio difendersi dai colpi delle bocche da fuoco,
ma sembra che fosse più che altro rivolto per intimorire la cittadinanza, visto che,
la maggior parte dei bastioni, guardano verso l'auttale piazza Cavour. Del palazzo rimane
oggi solo la parte centrale, mentre è andata distrutta tutta la cinta muraria esterna.
Il fossato è invece stato interrato.
Leonardo da Vinci giunse a Rimini, quale ingegnere e consigliere militare di Cesare Borgia,
colpito dal suono delle cannelle d’acqua della fontana principale della Città (l’attuale Fontana della pigna)
gli venne l’idea di costruire un organo idraulico facendo cader l’acqua in diversi vasi di terra dalle diverse forme.
Nel XV secolo. I Malatesti rilasciarono alcuni favori alla comunità ebraica, che agli inizi del Quattrocento svolgevano
fiorenti attività commerciali e artigianali. Dopo la morte di Carlo Malatesti nel 1429, si registrarono manifestazioni
contro la comunità ebraica ed i suoi banchi furono saccheggiati. Nel 1432 Galeotto Roberto Malatesti ottenne dal
Papa Eugenio IV un «breve» che introdusse per gli Ebrei il «segno» di distinzione obbligatorio.
Sempre del XVI secolo, nella piazza grande, luogo di mercati e tornei cavallereschi,
attuale piazza Tre Martiri (allora piazza Giulio Cesare), venne eretto il Tempietto del Bramante,
nel luogo, dove si narra, avvenne il miracolo della mula ad opera di S. Antonio da Padova,
mentre intorno alla metà del ‘500 si costruì l'isolato con la Torre dell'Orologio che conferì
alla piazza la forma e le dimensioni odierne. Palazzo Gambalunga, oggi sede della Biblioteca Civica,
rappresenta la più significativa testimonianza dei prestigiosi palazzi dei notabili secenteschi.
Dopo un periodo di instabilità politica che vide alternarsi il governo del duca Valentino (Cesare Borgia),
dei Veneziani e dei Malatesta, con la definitiva cacciata degli antichi signori nel 1528,
la città venne restituita alla Chiesa, a cui rimase per tre secoli.
Per Rimini un lungo periodo di stasi economica, di inerzia e di indolenza, funestato da un susseguirsi di invasioni,
saccheggi, carestie, pestilenze, inondazioni, terremoti. Nel 1672 la città fu colpita dal più grave terremoto
di cui si ha memoria, che causò, oltre ad immensi danni, 460 vittime. Per tutto il corso del XVIII secolo si
assistette a ininterrotti passaggi di eserciti stranieri: Austriaci, Spagnoli, Sardi, Napoletani
con occupazioni militari, saccheggi, ruberie e violenze d'ogni genere.
Un altro disastroso terremoto - quello della notte di Natale del 1786 - segnò la fine di questo travagliato periodo.
Anche l’attività edilizia è da collegarsi alla religiosità.
Di quest’epoca risalgono la costruzione della chiesa della Madonna della Colonnella, dalle forme armoniose
e dalle plastiche decorazioni in cotto, e la ristrutturazione della chiesa della Madonna delle Grazie e
della chiesa parrocchiale di Santa Maria di San Fortunato (Santa Maria di Scolca, sul colle di Covignano).
Entro le mura della Città, importanti interventi modificarono chiese e conventi tra cui la chiesa dei SS. Bartolomeo e Marino
(Santa Rita) e la chiesa di San Giuliano nel borgo omonimo, di antica tradizione, al di là del fiume Marecchia.
Interventi di ristrutturazione modificarono anche i palazzi comunali e lo spazio della piazza antistante (piazza Cavour),
delimitata, nel lato a monte, dall’edificio dei Forni, ove più tardi nell'Ottocento sorgerà il teatro Poletti.
Al centro della piazza la fontana, detta della pigna, il cui impianto medievale fu modificato nel 1543 nelle forme attuali,
e la vicina statua di Papa Paolo V, eretta nel 1614 quale segno di deferenza da parte del Consiglio della Città.
Al secolo dei lumi risalgono diverse opere di architettura funzionale tra cui la Pescheria, elegante costruzione
che riflette l'importanza della pesca nell'economia locale, nonché complessi religiosi quali le chiese di S. Bernardino,
progettata dal Buonamici; di S. Maria in Corte(detta dei Servi), notevole per l'impianto e la decorazione degli interni;
il grande convento dei Gesuiti, oggi sede del Museo della Città, con annessa la chiesa dedicata a San Francesco Saverio
(detta del "Suffragio"), la chiesa e il vicino convento di Sant’Agostino, soggetti a rifacimenti architettonici e decorativi.
Tra la fine del secolo e gli inizi del successivo, la Città fu coinvolta nei principali eventi che cambiarono la storia d'Italia.
Il 4 febbraio 1797, battute le truppe pontificie a Faenza, l'esercito francese giunse a Rimini, festeggiato dai "giacobini" locali;
il 6 vi pernottò Napoleone. La città fu aggregata alla Repubblica Cispadana e poi alla Cisalpina, e divenne capoluogo del Dipartimento del Rubicone.
Nel marzo del 1815, dopo l'abdicazione di Napoleone, Gioacchino Murat fece tappa a Rimini e di qui lanciò i due celebri appelli "per l'indipendenza d'Italia".
Il 19 luglio la Romagna tornò alla Chiesa. Il clima della Restaurazione e il ristagno dell'economia provocarono frequenti tumulti e
la nascita di una fitta rete di sette, a cominciare dalla Carboneria. Ai moti del 1831 aderì anche Rimini, alla cui periferia,
il 25 maggio, si combatté la cosiddetta "battaglia delle Celle", ben nota per il vibrante scritto di Mazzini Une nuit de Rimini.
Esclusivamente riminese fu la sollevazione del settembre 1845, ispiratrice del saggio di D'Azeglio Degli ultimi casi di Romagna.
Nel 1857 si apriva il nuovo, monumentale teatro progettato da Luigi Poletti, inaugurato dalla "prima" dell'Aroldo di Giuseppe Verdi.
Il 22 giugno 1859 Rimini, con tutta la Romagna, si staccava dallo Stato Pontificio; il plebiscito del marzo 1860 ratificava
l'annessione al Regno di Sardegna con un diluvio di "sì".
L'occupazione napoleonica e la Restaurazione segnarono il volto della città. Fu il patrimonio ecclesiastico a risentirne
più direttamente: fra le molte chiese distrutte nelle vicende belliche figura anche Santa Colomba che,
sconsacrata e utilizzata come caserma, consegnò il titolo di Cattedrale prima alla chiesa di Sant’Agostino e, quindi, al Tempio Malatestiano.
Gli interventi connessi alle operazioni militari e al riassetto urbanistico favorirono un susseguirsi di scoperte archeologiche,
premessa per le conoscenze della Rimini antica. E’ soprattutto al valore dello storico Luigi Tonini, che riscoprì con scavi il passato della città di Rimini.
Il 30 luglio 1843, con l'inaugurazione del primo Stabilimento Bagni, fondato dai conti Alessandro e Ruggero Baldini
e dal medico Claudio Tintori, nacque ufficialmente l'industria balneare. Il turismo riminese, che ebbe dagli inizi del '900
il suo emblema nel Grand Hotel, polarizzò l'attività economica e venne a creare una spaccatura fra il Centro e la Marina,
simbolicamente tracciata dalla linea ferroviaria del 1861.
La politica fascista favorì negli anni Trenta l'esplosione del turismo che, da fenomeno di élite, divenne di massa,
aprendo all'italiano medio la possibilità delle vacanze al mare. Strumento di propaganda e di creazione del consenso
popolare furono le colonie marine, grandi architetture di stile razionalista, che crebbero lungo il litorale da Cattolica a Bellaria.
L’epoca fascista espresse anche un rinnovato interesse per il volto del centro storico, nell’intento di esaltare
le origini romane di Rimini: ne fu segno eclatante, negli anni Trenta, l’isolamento dell’Arco di Augusto,
esaltato al centro di un piazzale per la distruzione dei torrioni delle mura romane e delle case che vi si addossavano
Medaglia d'oro al valor civile nella Seconda Guerra Mondiale.
«Fedele alle sue più nobili tradizioni, subiva stoicamente le distruzioni più gravi della guerra per la liberazione, attestando,
con il sacrificio eroico di Gianluca Giardinieri, la sua purissima fede in un’Italia migliore, libera e democratica.»
— Rimini, 1940-1945
La ricostruzione materiale, condotta con straordinaria energia e quasi a tappe forzate, consentì la rapida ripresa e il decollo
di una città che già agli inizi degli anni Cinquanta divenne il più importante centro turistico europeo. Durante gli anni del boom economico,
Rimini conobbe una crescita demografica dovuta all'abbandono delle campagne a favore di un'attività che impegnava intere famiglie nella conduzione
di bar, pensioni, balere e bagni alla base della fortuna e dell'immagine dell'ospitalità. Con lo sviluppo balneare riminese sorsero le nove frazioni
a nord e a sud della città: Torre Pedrera, Viserba, Rivabella, San Giuliano, Bellariva, Marebello, Rivazzurra e Miramare,
e le altre località Riccione, Cattolica, Misano presero sempre più vita.
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