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Otranto è la città più orientale d’Italia situata sulla costa della penisola salentina,
sul capo omonimo chiamato anche Punta Palascia.
Dalla sede arcivescovile ha preso il nome anche il canale di Otranto che separa l’Italia dall’Albania e la Terra d’Otranto,
antica circoscrizione del Regno di Napoli.
Il Centro Bizantino e poi Aragonese si è sviluppato attorno al Castello e alla Cattedrale.
La città di Otranto sorge nella vallata del torrente Hydrus e Otranto deriva dal termine
“Odra” acqua, abitata già nel periodo Paoleolitico, certamente nel Neolitico.
Fu poi popolata dai messapi, quindi dai Greci che la inserirono nella Magna Grecia, passò poi ai romani e divenne un Comune.

Nel periodo romano Otranto fu un’ importante città marinara basata sul lavoro mercantile ed artigianale,
per tale motivo era presente una comunità ebraica.
Determinano il confine della città di Otranto due basi di marmo con epigrafe latina, risalenti al II secolo d.C.,
che riconducono agli imperatori L. Aurelio Vero e M. Aurelio Antonino. Nel 162 la città chiese di potere coniare
direttamente le proprie monete, fu aperta una zecca, rimasta attiva sino al Secondo secolo d.C. Lentamente
il porto di Otranto superò d’importanza il porto di Brindisi, divenendo anche ponte fra oriente ed occidente.
Otranto fu centro bizantino e gotico, poi normanno, svevo, angioino e aragonese. Nella sua splendida cattedrale,
costruita fra il 1080 e il 1088, nel 1095 venne impartita la benedizione ai dodicimila Crociati che,
al comando del principe Boemondo I d'Altavilla, 1050-1111, partirono per liberare e per proteggere il santo Sepolcro.
Di ritorno dalla Terra Santa, proprio a Otranto si fermò nel 1219 San Francesco d'Assisi, che fu accolto con grandi onori.
L'11 settembre 1227, morì a seguito di malaria il langravio di Turingia, sposo di Santa Elisabetta d'Ungheria.
Nel 1480 Otrento fu espugnata dai Turchi, che distrussero anche il Monastero di San Nicola di Casole a sud della città.
I monaci basiliani costruirono in questo monastero la più vasta biblioteca d’occidente oltre ad istituire la prima forma di “college”
nella storia, che permetteva ai ragazzi provenienti da tutta Europa di fermarsi per studiare. Fu uno di questi monaci (Pantaleone)
l'autore del monumentale mosaico pavimentale (il più grande in Europa) contenuto nella cattedrale.

a Londra, da Berlino a Mosca.
Otranto fu contesa da Veneziani e Angioini, subì un calo d’importanza, e subì altri attacchi saraceni nel 1614 e nel 1644.
Le paludi presero sempre più piede e per la paura della malaria le terre furono abbandonate.
Nel 1868 si progettarono le prime bonifiche e l’agricoltura riprese a vivere.
Nel Novecento iniziò l’emigrazione verso la Germania e la Svizzera alla ricerca di un posto di lavoro.
Ma in questo secolo gli otrantini ricordano anche gli sbarchi dei profughi albanesi.
Monumenti da non perdere: la Cattedrale edificata su una Domus romana,
col suo notevole pavimento a mosaico risalente agli anni 1163-1165.
Il castello rafforzato da Federico II di Svevia
La chiesa bizantina di San Pietro, che costituisce la chiesa più antica di Otranto, le mura angioine e il centro storico.
Si ricorda, inoltre, la piccola chiesa dedicata alla Vergine degli Abissi e la chiesa di Santa Maria dei Martiri.
Il Castello di Otranto

Il castello di Otranto, diede il nome al primo romanzo gotico della storia ed è uno dei vanti della città e di tutta la Puglia.
Fu fatto costruire da Ferdinando I d'Aragona tra il 1485 e il 1498, fu ideato da Ciro Ciri con la consulenza di Francesco di Giorgio Martini.
Nel passato sorgevano fortificazioni risalenti alla dominazione sveva. Nel periodo aragonese fu circondato da un alto fossato.
Sebbene la pianta del castello sia pentagonale, non risulta regolare soprattutto a causa dei successivi rifacimenti risalenti al secolo XVI.
Nel 1578 infatti, sul lato dell’edificio che dà sul mare, venne aggiunto un bastione a lancia con dei baluardi esterni per avvistare
l’arrivo di navi e flotte nemiche. Sul bastione sono incisi gli scudi gentilizi di Antonio da Mendoza e di Don Pedro da Toledo,
allora signori della città, mentre sul portone d’ingresso è scolpito lo stemma di Carlo V.
I Laghi Alimini e la Baia dei Turchi sono di notevole interesse, con punti incontaminati come la scogliera della Specchiulla,
con villaggio-turistico, le spiagge San Giorgio e Frassanito.
Porto Bardisco, località balneare di interesse storico e paesaggistico che si affaccia sul mar Jonio trovandosi a Sud di Punta Palascia
confine fra lo Jonio e l’adriatico.

Il faro di Punta Palascia domina la costa e nei pressi la Baia dell’Orte
è meta per i turisti desiderosi di tranquillità.
Porto Bardisco dista 35 km da Lecce, 8 km da Santa Cesarea Terme e 15 km da Castro, altra località balneare.
Secondo un'interpretazione corrente, fu proprio Badisco il primo approdo di Enea, descritto nell'Eneide di Virgilio:
l'eroe vi avrebbe fatto scalo nel suo viaggio in Italia dopo la fuga da Troia (secondo studi recenti tale
approdo potrebbe in realtà situarsi nei pressi di Roca Vecchia, nel comune di Melendugno o a Castro Marina).
A Porto Bardisco si trova inoltre la Grotta dei Cervi, che contiene importanti graffiti paleolitici ed è caratterizzata
da numerosi anfratti e calette di rara bellezza.
La Grotta della Zinzulusa che si affaccia al mare tra Castro Marina e Santa Cesarea Terme,
La grotta Zinzulusa si è formata durante il Pliocene in seguito a intensi processi di erosione marina che interessarono
l'intera Penisola Salentina, si articola in tre parti geomorfologicamente distinte.
La prima si estende dall'ampio ingresso sino alla Cripta, è scavata in calcari compatti dell'Eocene e risulta caratterizzata
da una grande varietà di stalattiti e stalagmiti e numerosi fenomeni di crollo della volta;
Si può osservare "La Conca", invasa da acque limpidissime in cui si riscontrano componenti marine e dulciacquicole,
queste ultime provenienti da micro-fessure presenti nella porzione più interna della cavità.
La seconda parte, che si estende dalla Cripta sino all'ampia cavità denominata "Il Duomo",
mostra una tipica morfologia erosiva risalente al Cretacico; in questa parte della grotta la roccia si presenta
meno compatta rispetto alle antistanti formazioni eoceniche e più evidenti risultano l'intensa azione erosiva delle acque interne;
inoltre, le stalattiti e le stalagmiti diminuiscono, come pure non si osservano evidenti fenomeni di crollo.
Infine, la parte terminale, anch'essa ricavata in rocce cretaciche, ospita le acque limpidissime del "Cocito" ldi natura anchialina.
In Direzione Santa Cesarea-Castro-Leuca, inoltre, si trova la cosiddetta Grotta delle Striare, cioè grotta delle streghe,
caratteristica per l'entrata attraversata in diagonale da una lingua di roccia.
Dall'ottobre 2006 parte del territorio di Otranto è entrato a far parte del Parco della costa di Otranto-Santa Maria di Leuca
e del bosco di Tricase, istituito dalla Regione Puglia allo scopo di salvaguardare la costa orientale del Salento, ricca di pregiati
beni architettonici e di importanti specie animali e vegetali.

Otranto ospita una stazione omonima delle Ferrovie Sud Est che funge da capolinea della tratta Lecce-Zollino-Maglie-Otranto.
Inoltre a Otranto termina la SS16 Adriatica, che congiunge la città con Padova per mezzo di un percorso di 1000,7 km,
il che la rende la più lunga strada statale italiana.
Chiese rupestri e cripte bizantine sono disseminate lungo la Valle delle Memorie e lungo la Valla dell’Idro, le cripte databili intorno all’anno mille sono quelle di San Nicola del Pedreterno e di San Giovanni quest’ultima con annesse catacombe. Ai confini del comune di Santa Cesarea Terme, Minervino Lecce e Uggiano la Chiesa sorge la chiesa rurale di fine seicento dedicata alla Madonna della Serra con affreschi
Feste tradizionali e caratteristiche:
la Festa dei Beati Martiri di Otranto protettori della città. Il 28 luglio 1480 i Turchi provenienti da Valona guidati da Gedik Ahmed Pasha bombardarono Otranto, uccidendo 12.000 cittadini e facendone schiavi 5.000. L’assedio durò 15 giorni con l’attacco finale dell’11 Agosto i turchi sfondarono le difese ed espugnarono il castello.
I superstiti e il clero si erano rifugiati nella cattedrale a pregare con l’arcivescovo Stefano Agricoli.
Gedik Ahmed Pasha ordinò loro di rinnegare la fede cristiana, ma ricevendone un netto rifiuto,
irruppe con i suoi uomini nella cattedrale e li catturò. Furono quindi tutti uccisi, mentre la chiesa,
in segno di spregio, fu ridotta a stalla per i cavalli.
Particolarmente barbara fu l’uccisione dell'anziano arcivescovo Stefano Agricoli,
il quale incitò i superstiti a rivolgersi a Dio in punto di morte.
Fu infatti sciabolato e fatto a pezzi con le scimitarre, mentre il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città.
Il comandante della guarnigione Francesco Largo venne invece segato vivo.
Il 14 agosto Gedik Ahmed Pasha fece legare i superstiti e li fece trascinare sul vicino colle della Minerva dove
ne fece decapitare almeno 800 costringendo i parenti ad assistere alle esecuzioni. Il primo ad essere decapitato fu Antonio Primaldo.
Durante quel massacro le cronache raccontano che un turco, tal Bersabei, si convertì nel vedere il modo in cui gli otrantini morivano
per la loro fede e subì anche lui il martirio impalato dai suoi stessi compagni d'arme.
Otranto ritornò agli Aragonesi dopo 13 mesi.
La Festa della Madonna Dell’Altomare su imbarcazioni avviene alla prima domenica di settembre.
La Festa di San Francesco da Paola, il Santo cercò di avvertire il re Alfonso d’Aragona che nella città salentina
stava succedendo qualcosa, ma non servì a nulla.
La solennità religiosa ricade il 2 aprile, ma la festa si celebra una domenica di maggio, data che varia di anno in anno.
La festa si apre con la processione che parte dal colle dei Martiri e giunge presso Porta Terra (una porta del centro storico).
Qui, riprendendo un antico rito che risale al 1600, il sindaco di Otranto consegna la chiave della città al santo, quella stessa
chiave che il podestà dell'epoca consegnò all'arrivo della statua in legno, realizzata dalla scuola veneziana.
Al rientro in Cattedrale, si celebra la Messa presieduta dall'Arcivescovo, con la partecipazione delle autorità.
L'omelia è tenuta da uno dei sacerdoti ordinati nell'anno.
Per l'occasione, tutta la zona della Minerva prende vita grazie alle luminarie e alle bancarelle; infine in serata c'è lo spettacolo pirotecnico
L’Alba dei Popoli in Otranto, crocevia di culture, intreccio di etnie, come testimoniano i suoi monumenti
e la sua storia passata e recente, celebra con questa manifestazione, il legame del Salento con la civiltà
mediterranea attraverso una rassegna di Arte, Cultura, Ambiente, Musica e Spettacoli.
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