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Molfetta località abitata fin dall’era preistorica, si estende verso l’entroterra nel territorio murgiano. Molfetta, dista 25 km da Bari, ed è bagnata dal Mar Adriatico. La sua campagna è, prevalentemente coltivata ad uliveto spesso misto a mandorleto e con rari appezzamenti in cui fino agli anni '60 si coltivava la vite, si è lentamente trasformata. Da alcuni decenni si sono diffuse la floricoltura e la coltivazione in serre anche degli ortaggi, mentre vaste aree costiere coltivate ad orto.

La città di Molfetta

Nelle vicinanze del centro abitato in differenti epoche sorsero borghi-satellite: nucleo”Madonna delle rose”, presso il santuario della Madonna dei Martiri, del villaggio Belgiovine.
Il nucleo medievale della città a forma di spina di pesce con strade strette a curve, si formò su una breve penisola che si distende tra il porto e il mare aperto.

La storia di Molfetta è millenaria, ricca di monumenti, non è importante solo archeologicamente, ma anche come centro urbanistico, artistico, storico, naturalistico, sociale e soprattutto portuale per lo sviluppo cantieristico e peschereccio. Seguirono dominazioni di longobardi, bizantini, normanni, svevi, angioini e aragonesi.
L'origine della città sono presumibilmente dell'era romana, circa nel IV sec. a. C. per la sua posizione, il villaggio offrì un ottimo approdo per il commercio con Rubo (Ruvo di Puglia).



Il primo documento ufficiale su Molfetta risale al 925. Questo documento certifica l'esistenza di una civitas, denominata Melfi, situata su di un'isola chiamata Sant'Andrea.
L'antico villaggio di pescatori si sviluppò ulteriormente sotto il dominio bizantino e fu successivamente conquistato dai Longobardi, che l'annessero al Ducato di Benevento. La città fu ripetutamente assaltata dai Saraceni, ma resistette, grazie anche alle portentose mura di cui si era, nel frattempo, munita.

Come piccolo porto indipendente, Molfetta iniziò il commercio con altri mercati del Mediterraneo, tra cui Venezia, Alessandria d'Egitto, Costantinopoli, Amalfi e Ragusa (Croazia).

I Normanni approfittarono dei contrasti tra Bizantini, Saraceni e Longobardi e guidati da Guglielmo d'Altavilla, si mossero alla conquista dell'Italia meridionale giungendo anche a Molfetta, che riuscì a preservare una autonomia anche nello sviluppo marittimo.

Il transito dei pellegrini verso la Terra Santa durante le Crociate e il loro ricovero presso l'Ospedale di Santa Maria dei Martiri diedero alla città una importanza a livello europeo. Uno di questi pellegrini, Corrado di Baviera, divenne poi il patrono della città.



Dal XII al XIII fu sotto il dominio svevo, quindi passò agli Angioini rimanendo indipendente, divenne poi sede Vescovile della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

Con il passaggio del potere della città dai Durazzo agli Aragonesi, contrasti e difficili rapporti subentrarono fra francesi, spagnoli e italiani, portando su tutta l’Italia guerre e devastazioni, seguì il “Sacco di Molfetta” il 18 luglio 1529.

Il trattato di Utrecht del 1714, pose fine alla guerra tra Filippo V e gli stati d'Europa, il Regno di Napoli cessò di essere dominio spagnolo e divenne dominio austriaco.
Dopo un avvicendamento di potere tra francesi e austriaci, la località seguì le vicissitudini dell'Italia unita.
Nell'ottobre del 1860 infatti si tenne nella Piazza Municipio di Molfetta, il plebiscito per l'annessione del Regno delle due Sicilie al governo di Vittorio Emanuele II, decretò l'annessione del regno all'Italia unificata.

durante la Prima Guerra Mondiale Molfetta offrì alla patria il sacrificio di 500 concittadini, tra cui quello del maggiore Domenico Picca. Dopo alcuni mesi dall'inizio della guerra, la città subì un cannoneggiamento da parte di una unità della marina austriaca e successivamente subì un attacco aereo, che produsse alcune vittime fra la popolazione civile.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Molfetta si distinse per la lotta di liberazione.
La festa patronale della Madonna dei Martiri che si tiene l’8 settembre con la tradizionale sagra a mare ed anche le suggestive processioni pasquali con le tappe simboliche della quaresima e della passione di Gesù Cristo sono una grande attrazione.

I luoghi di maggiore attrazione in occasione delle festività religiose sono il Duomo vecchio, il centro storico, la Cattedrale, la Basilica della Madonna dei Martiri, le chiese di San Pietro, del Purgatorio e di Santo Stefano, mentre mete di rilassanti e tonificanti sono le escursioni nello storico porto e infine il Pulo di Molfetta, dolina carsica al cui interno e nei cui pressi (cosiddetto fondo Azzollini ed altri) sono stati trovati reperti archeologici risalente al periodo neolitico.



Molfetta ha subito uno spostamento della popolazione nella ricerca di alloggi più economici, di lavoro, senza tralasciare infine la fuga di molti laureati, ricercatori, architetti e medici, costretti al trasferimento nel nord Europa e negli Stati Uniti per soddisfare le proprie aspettative professionali.

Lo stemma della città è costituito da una banda di colore bianco o argento in cui sono incise le lettere S. P. Q. M., il cui significato è Senatus - Populus - Que - Melphictiensis, il tutto inserito in un campo rosso sostenuto da due ramoscelli: l'ulivo a destra e l'alloro a sinistra. Nell'estremità superiore, c'è la corona della città rappresentata da un una cinta muraria e da otto torri, di cui cinque visibili.

Il dialetto molfettese si distingue dalle caratteristiche linguistiche della provincia di Bari per l'utilizzo di tutte le "e" chiuse che rendono la cadenza una cantilena a volte simpatica, altre buffa.

Fra le bellezze naturalistiche da ammirare, il Pulo, sprofondamento carsico a pianta sub-circolare, con diametro variabile tra un minimo di 170 ad un massimo di circa 180 metri, un perimetro che supera i 500 metri ed una profondità intorno ai 30 metri nel punto di maggior dislivello. Sul bordo superiore sono stati ritrovati i resti di un villaggio neolitico: da questa località provengono reperti, soprattutto vasi e strumenti rudimentali neolitici ed altresì resti umani risalenti ad età della pietra precedenti, ed anche alla età del bronzo.

Il Duomo di San Corrado, la più grande chiesa a (tre) cupole in asse del romanico pugliese coronate da due torri campanarie, edificato tra XI e XII secolo. Sempre nel centro antico è situata la barocca Chiesa di San Pietro eretta su una precedente chiesa romanica. Da notare le mura verso terra rimaste nel loro tracciato. Subito fuori dalle mura sorge la grandiosa Cattedrale intitolata all'Assunta, ex convento dei Gesuiti, dove sono poste le ossa del patrono della città San Corrado, con busto in argento e oro di scuola napoletana. Di particolare attenzione è un grande quadro del celeberrimo Corrado Giaquinto, pittore molfettese del seicento, a cui é intitolata la Pinacoteca Provinciale di Bari.

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