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Fin dal periodo Paleolitico la zona, dove oggi sorge Civitanova Marche, fu luogo di insediamenti.
I Greci, già dalla seconda metà del VI sec. a. C. usavano il Mare Adriatico per i loro commerci,
mentre la foce del fiume Chienti, in greco Kleos, “il glorioso”, veniva utilizzato come approdo dalle loro navi.

Per la foto soprastante, si ringrazia il Signor Sergio Fucchi.
Cluana,il più antico nome dato a Civitanova Marche, città pre-romana, il cui nome deriva dal fiume Cluentum ( oggi Chienti) fu fondata nel VIII a. C.;
nel 268 a. C. il popolo piceno fu sconfitto in guerra dai romani, fu annessa così al territorio di Roma.
L'imperatore Augusto, nel I a.C. divise l'Italia in undici regioni, la quinta di queste fu il Piceno. Cluana, l'odierna Civitanova Marche,
era ubicata sul lato nord della foce del fiume Cluentum (Chienti), disposta nel senso della lunghezza, lungo l'asse nord -sud, sui fianchi e alla base della collina, bagnata dal mare.
Nel 50 d. C. su una collina sorse Cluentis Vicus, l’attuale Ciitanova Alta, i due centri anche se con tante vicende, rimasero sempre uniti e collegati fra loro.
Con la distruzione di Cluana da parte dei Visigoti , i cittadini si rifugiarono nel vicus; Cluentis Vicus riuscì a sopravvivere trasformando più volte il nome in Civitate Nova.
Con i Franchi entrò a far parte del sistema feudale, la famiglia Aldonesi o Aldonensi nel 1075 si propose presso il vescovo come difensore della città. I domini si alternarono:
Chiesa, arano, Camerino, Malatesta da Rimini, Francesco Sforza da Milano, Filippo Maria Visconti, Cesarini da Roma.
Sotto il dominio degli Sforza del 1440, ci fu un forte sviluppo: nuova cinta muraria chiamata “Scarpata”con quattro porte: Porta Zoppa, Porta Girone, Porta Mercato e Porta Marina.
Per l’insediamento di cittadini pescatori e commercianti si pensò di fortificare il porto con una Fortezza per difesa contro le invasioni di pirati.
Nella prima metà del secolo XVI si susseguirono: incursioni turche, lotte interne e fra i signorotti locali, infine la peste, per tale motivo nel 1551
il papa Giulio III decise di cedere la città, anche per risanare un debito della Camera Apostolica, al nobile Giulio Cesarini.
Papa Sisto V nato a Grottamare vicino a Civitanova Marche nel 1500 trasformò il Marchesato in Ducato e con il matrimonio di Livia Cesarini
con Federico III Sforza si ebbe una totale rinascita della Città Alta, vennero costruite nuove mura di cinta, palazzi e strade, fu portata la residenza del Ducato nel centro della città,

costruita l a Chiesa di San Paolo e la Torre dell’orologio.
Solo col papa Leone XII il 12 dicembre del 1828 le due sedi quella “Alta “ e il “Porto” ricevettero il nome di “Città”.
Nel 1938 Porto Civitanova e Civitanova Alta si riunirono in un unico Comune con il nome di “Civitanova Marche”
Fra gli uomini importanti si dee ricordare che nel 1821 nacque a Civitanova Alta Cesare Cecchetti, grande ballerino e coreografo,
padre di Enrico, anche lui ballerino e virtuoso, creatore delle moderne tecniche alla base del balletto contemporaneo.
Lo sviluppo industriale del Porto Civitanova, richiamò una villeggiatura estiva di nobili famiglie dell'entroterra.
Il conte Pier Alberto Conti (1923) costruì un Ippodromo, la città si arricchì di nuove strade,
ville signorili, edifici in stile liberty, spiagge e spazi ricreativi diedero a Civitanova la configurazione di centro turistico balneare.
Nel 1867 si costruì il Palazzo della Delegazione su progetto del'ing. Guglielmo Prosperi di Macerata e si inaugurò nel 1872 il nuovo Teatro Comunale Annibal Caro,
abbellito dal portale quattrocentesco del palazzo Santucci.
Venne aperto il tratto ferroviario Civitanova-Albacina (1888) e nelle Città Alta si costruì, fuori le mura, il rione "Casette" e il Pincio (1889).
L'industriosità della gente, la felice posizione riguardo le strade, i mezzi di comunicazione e il mare caratterizzarono e favorirono l'espandersi dei commerci.
Si intensificò la pesca e decollò lo sviluppo economico del centro costiero. Al Porto si impiantò la fabbrica di bottiglie del marchese Sesto Ciccolini,
chiamata la Vetreria (1889), ma già esistevano cantieri di costruzione navale, arrivarono subito dopo le fornaci di mattoni e di gesso,
la segheria, i pastifici Cingoli(1900) e Leonfanti e l'impianto per l'energia elettrica (1903), la fabbrica di biciclette Jenis(1904)
il Consorzio Agrario(1904), il mulino detto "Americano"(1907) e quello Zazzini, l'officina meccanica Cecchetti(1908).

Romani e laziali, umbri e milanesi trovarono nell'entroterra marchigiano il posto ideale nel "Portocivitanova" e una spiaggia ridente e gente ospitale.
Dopo la I Guerra Mondiale la costruzione dell'ippodromo per iniziativa del conte Pier Alberto Conti, tra i più belli d'Italia, forse l'unico costruito
sulla riva del mare, l'avanzata costruzione del Porto-rifugio, con l'apertura di nuove strade, l'edificazione di fabbricati e belle ville signorili,
il grande Cine-teatro Beniamino Gigli (oggi cineteatro Rossini) contribuirono al forte sviluppo balneare.
Contribuì allo sviluppo anche “La Casa del Balilla”, progettata dall'architetto Adalberto Libera, che offrì moderni impianti sportivi e adeguati spazi
ricreatii per la gioventù, furono gli anni enti e Trenta i migliori per il centro costiero.
La vita riprende e le persone pian piano ritornano ad abitare più vicino alla costa, sulla collina San Marone,
dove fin dal II secolo è presente una "Memoria" dedicata al santo martire, oggi patrono di Civitanova Marche.
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